Rassegna stampa – “In punta di piedi”

Premio Solinas "I colori del genere 2006" (Storie per il cinema)

Premio rosarosso (storie d’amore e passione)

giuria
Andrea Barzini (regista e sceneggiatore), Patrizia Carrano (scrittrice), Francesca Neri (attrice e produttrice), Pulsatilla (scrittrice), Gianmarco Tognazzi (attore), Cinzia Th Torrini (regista).

i finalisti
CON TE SENZA TE di Fosca Gallesio e Fiamma Raffaelli
IN PUNTA DI PIEDI di Antonio Manfuso
SENZA SE di Alida Musumeci
TUTTO PER OTTO di Roberta Lepri

assegnato ex-aequo 3.000 euro
CON TE SENZA TE di Fosca Gallesio e Fiamma Raffaelli e IN PUNTA DI PIEDI di Antonio Manfuso

IN PUNTA DI PIEDI di Antonio Manfuso

Sinossi

Un giovane arrampicatore sociale decide di sposare una facoltosa ragazza dell’alta società di Seattle. Ma s’innamora del cugino di lei e i due giovani intraprendono così una relazione amorosa clandestina…

Motivazione

Bella ed intensa storia d’amore, che riesce ad appassionare e a coinvolgere grazie a descrizioni suggestive, ambientazioni curate e a personaggi ben definiti e caratterizzati.

In punta di piedi
di Laura Soave, Simona Rosolino, Carla Saponaro

"In punta di piedi", l’amore. Titolo e significato del primo romanzo di Antonio Manfuso, territorio di emozioni controverse, delicate e autentiche. L’amore, istinto da assecondare a tutti i costi, perché bisogno e verità assieme. Anche quando a trovarci è qualcuno del nostro stesso sesso, come nel caso di Justin. Senso di appartenenza, fuga, paura e infine resa di fronte a se stessi: si vaga nella propria esistenza, fino a quando un’altra persona, nell’universo del possibile, ci ri-conosce. L’amore, nelle parole di Manfuso, è scelta definitiva e morte: si muore nello struggimento dei sensi, così come nel dolore della privazione di ciò che è divenuto necessario. Un romanzo forte, tenace nella sua coerenza, emozionante, che riesce a strapparci per un attimo alla rassicurante "normalità" e a consegnarci alla bellezza, alla visceralità e all’inquietudine dei sentimenti.

In punta di piedi
di Rino tripodi

Il testo narrativo di Antonio Manfuso, dal titolo provvisorio In punta di piedi, si dipana per quadri in sé conchiusi, quasi scene di un’opera teatrale ondivaga e pluricentrica fondata sul senso di precarietà, di slittamento, di metamorfosi delle apparenze, di perpetuo divenire, in un ondulare perpetuo e ipnotizzante.
In particolare, si può parlare di accenti da melodramma sentimentale, o addirittura melò, visto sia l’argomento principe, l’amore, sia l’enfasi sulle passioni e sulla carne, sull’eros e sulla fisicità quasi biologica, sui gorghi del destino e del fato, i dialoghi fitti a due, le spinte verso l’eccesso, verso il limite estremo delle situazioni e dei sentimenti, i personaggi dilaniati (un saettio di figure coinvolte in rivelazioni accecanti), gli sbilanciamenti dei loro rapporti.
Volendo proseguire con l’assimilazione al melodramma, si può pervenire, come nella produzione di Metastasio, a una concrezione del reale talmente stagliata da riscattarsi completamente per divenire, per contrasto e per paradosso, astrattezza, pura idealità, exemplum universale e mistico della condizione umana, nella limpida musica dell’immaginazione.
Sicché la verosimiglianza si sublima e si trasfigura in una lucida finzione, in una “poetica del sogno” in grado però di cogliere con precisione i meccanismi interni e interiori dei sentimenti narrati.

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