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Lettera di un’Amica

Mi sono detta "E’ la serata ideale"… nel letto, al caldo sotto le coperte, ho iniziato a leggere il tuo libro… stanchissima. DI solito quando sono così stanca, riesco a leggere giusto le prime pagine. Ieri sera non sono riuscita a fermarmi se non alla novantasettesima pagina del tuo libro.
Amo la poesia delle tue parole, calibrate, messe al punto giusto al momento giusto, ricercate, appropriate, eleganti senza essere pompose; ma anche crude, pungenti, taglienti come una lama affilata, le tue parole: capaci di dipingere la situazione dando vita a un quadro realistico e istantaneo di luoghi, visi, corpi, sensazioni, emozioni… tutto così nitido, tutto tangibile come se stesse accadendo ora, dinanzi ai miei occhi.
Amo il modo in cui percepisco l’alternarsi delle mie reazioni pagina dopo pagina, e così mi scopro rapita dalla passione di un amore struggente, un secondo dopo disgustata da una supeficialità che non lascia spazio alle parole, come se mi avessi lasciato guardare proprio attraverso gli occhi dei tuoi protagonisti.
Amo la tua imprevedibilità, e quando tutto sembra condurre proprio in quella direzione, accade qualcosa che ribalta la mia previsione e tutto assume una prospettiva diversa. Mai banale, mai scontato. E senza grandi colpi di scena, riesci a mostrare quanto le apparenze siano insidiose e quanto l’imprevedibile possa capovolgere le nostre vite nel giro di un battito di ciglia, costringendoci a cambiare pagina del diario della nostra vita, iniziando un capitolo che proprio non avevamo previsto.
Amo i tuoi personaggi, la profonda umanità dei tuoi personaggi, la loro fragilità e la loro grande forza, la loro scelta di vivere la vita scegliendo la Verità, scegliendo la Verità dell’Amore a qualsiasi costo, a qualunque prezzo. La Verità: la strada più difficile, più coraggiosa, la loro unicità a dispetto di tutto e tutti.
Loro hanno fatto una scelta, superando la paura di voltare le spalle a persone dalle quali ci si dovrebbe aspettare un amore incondizionato, ma dai quali si riceve molto spesso un amore malato, falso, ipocrita, subordinato, idealizzato, perverso, che è tutto tranne che amore puro, e dal quale chi soffre non ha alternative se non quella di allontanarsi, con la speranza di riuscire un giorno a perdonare.
Loro fanno scelte sagge, dignitose verso se stessi e, ancora più soprendentemente, rispettose verso chi ha saputo soltanto andare contro di loro, criticarli, proporre compromessi parlando solo con il linguaggio della cattiveria e della pochezza, nello squallidi tentativo di salvare le instabili messe in scena.
Amo la tua capacità di andare oltre, la tua sensibilità, la delicatezza che ti porta a parlare con una passione travolgente di un Amore che spinge per essere vissuto, che lotta per esserci e per esistere, in questa vita o in un’altra.
Coltiva e difendi questo tuo talento con tutte le tue forze, custodiscilo e alimentalo come un bellissimo dono che ti è stato fatto.
Grazie per averli condivisi, grazie per avermi fatto conoscere un po’ di te attraverso loro.
Ti voglio bene…
Valentina.
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Lettera delle mie editor

Caro Antonio,

ringraziarti per tutte le belle frasi che ci hai scritto in questi mesi di corrispondenza, sarebbe riduttivo. Speriamo di rivederti presto così da poterti omaggiare di persona e farti comprendere quanto sia stato piacevole lavorare insieme a te, molto più di quanto tu possa immaginare. Abbiamo sempre lavorato con autori molto altezzosi, che vivevano il lavoro dell’editing come una vera e propria violenza. Ci sentiamo fortunate per aver trovato almeno un autore che non ha vissuto questa fase in modo negativo, ma soprattutto lusingate per come ci hai sempre elegantemente appoggiato e per come ti sei sempre complimentato con noi.
Un grazie sincero da tutte noi.

Carla, Simona e Laura

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Rassegna stampa – “In punta di piedi”

Premio Solinas "I colori del genere 2006" (Storie per il cinema)

Premio rosarosso (storie d’amore e passione)

giuria
Andrea Barzini (regista e sceneggiatore), Patrizia Carrano (scrittrice), Francesca Neri (attrice e produttrice), Pulsatilla (scrittrice), Gianmarco Tognazzi (attore), Cinzia Th Torrini (regista).

i finalisti
CON TE SENZA TE di Fosca Gallesio e Fiamma Raffaelli
IN PUNTA DI PIEDI di Antonio Manfuso
SENZA SE di Alida Musumeci
TUTTO PER OTTO di Roberta Lepri

assegnato ex-aequo 3.000 euro
CON TE SENZA TE di Fosca Gallesio e Fiamma Raffaelli e IN PUNTA DI PIEDI di Antonio Manfuso

IN PUNTA DI PIEDI di Antonio Manfuso

Sinossi

Un giovane arrampicatore sociale decide di sposare una facoltosa ragazza dell’alta società di Seattle. Ma s’innamora del cugino di lei e i due giovani intraprendono così una relazione amorosa clandestina…

Motivazione

Bella ed intensa storia d’amore, che riesce ad appassionare e a coinvolgere grazie a descrizioni suggestive, ambientazioni curate e a personaggi ben definiti e caratterizzati.

In punta di piedi
di Laura Soave, Simona Rosolino, Carla Saponaro

"In punta di piedi", l’amore. Titolo e significato del primo romanzo di Antonio Manfuso, territorio di emozioni controverse, delicate e autentiche. L’amore, istinto da assecondare a tutti i costi, perché bisogno e verità assieme. Anche quando a trovarci è qualcuno del nostro stesso sesso, come nel caso di Justin. Senso di appartenenza, fuga, paura e infine resa di fronte a se stessi: si vaga nella propria esistenza, fino a quando un’altra persona, nell’universo del possibile, ci ri-conosce. L’amore, nelle parole di Manfuso, è scelta definitiva e morte: si muore nello struggimento dei sensi, così come nel dolore della privazione di ciò che è divenuto necessario. Un romanzo forte, tenace nella sua coerenza, emozionante, che riesce a strapparci per un attimo alla rassicurante "normalità" e a consegnarci alla bellezza, alla visceralità e all’inquietudine dei sentimenti.

In punta di piedi
di Rino tripodi

Il testo narrativo di Antonio Manfuso, dal titolo provvisorio In punta di piedi, si dipana per quadri in sé conchiusi, quasi scene di un’opera teatrale ondivaga e pluricentrica fondata sul senso di precarietà, di slittamento, di metamorfosi delle apparenze, di perpetuo divenire, in un ondulare perpetuo e ipnotizzante.
In particolare, si può parlare di accenti da melodramma sentimentale, o addirittura melò, visto sia l’argomento principe, l’amore, sia l’enfasi sulle passioni e sulla carne, sull’eros e sulla fisicità quasi biologica, sui gorghi del destino e del fato, i dialoghi fitti a due, le spinte verso l’eccesso, verso il limite estremo delle situazioni e dei sentimenti, i personaggi dilaniati (un saettio di figure coinvolte in rivelazioni accecanti), gli sbilanciamenti dei loro rapporti.
Volendo proseguire con l’assimilazione al melodramma, si può pervenire, come nella produzione di Metastasio, a una concrezione del reale talmente stagliata da riscattarsi completamente per divenire, per contrasto e per paradosso, astrattezza, pura idealità, exemplum universale e mistico della condizione umana, nella limpida musica dell’immaginazione.
Sicché la verosimiglianza si sublima e si trasfigura in una lucida finzione, in una “poetica del sogno” in grado però di cogliere con precisione i meccanismi interni e interiori dei sentimenti narrati.

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